Storia

La prima evidenza storica ufficiale del Gruppo Speleologico CAI Perugia la si ritrova nella lettera di risposta del Segretario Generale del Club Alpino Italiano datata 9 maggio 1934, con la quale viene riconosciuto l’inizio di La prima evidenza storica ufficiale del Gruppo Speleologico CAI Perugia la si ritrova nella lettera di risposta del Segretario Generale del Club Alpino Italiano datata 9 maggio 1934, con la quale viene riconosciuto l’inizio di questa attività.

Dal 1934 all’immediato secondo dopoguerra l’attività del gruppo speleologico è legata principalmente a quella del Prof. Lippi Boncambi (e di pochi altri). Direttore dell’Istituto di Mineralogia e Geologia dell’Università di Perugia, aveva svolto varie ricerche sulle cavità umbre per l’istituto di geologia dell’Università e, grazie al suo interesse ed impegno, negli stessi anni, vennero poste le basi di quello che, nel 1938, sarebbe poi diventato il Catasto Speleologico dell’Umbria.

Dopo un periodo di interruzione, l’attività del Gruppo Speleologico del CAI di Perugia venne poi ripresa nel 1953 da Guido Lemmi ed altri. Lo stesso Lemmi, uomo di cultura dai molteplici interessi tra cui la fotografia e le ferrovie, documentalista, appassionato di montagna e speleologia, legato da un grande amore per la città di Perugia, curò fino al 1974 il Catasto Speleologico Umbro coordinando le attività di tutti i gruppi speleologici della Regione.

Nel 1956 ha inizio l’attività esplorativa del GS CAI PG ai nuovi rami della Grotta di Monte Cucco, che porteranno negli anni successivi, con l’”Operazione Scirca 1978”, alla scoperta ed al raggiungimento delle gallerie e dei pozzi del fondo della cavità.

Acquaforte

Nel 1959 il Gruppo Speleologico CAI Perugia si veste di un nuovo abito e da un’incisione del primo ‘900 escono fuori quattro diavoletti che diventeranno il simbolo del gruppo. I diavoli nascono da una delle esplorazioni di Luigi Vittorio Bertarelli, pubblicista, geografo, esploratore e speleologo di alto spessore, autore di memorabili esplorazioni. Nello specifico dei diavoletti, l’esplorazione è quella del Bus de la lum (altopiano del Cansiglio, Caneva, PN): secondo alcuni eruditi da biblioteca l’abisso sarebbe sceso verso il centro della terra fino a una profondità di 460 metri. Bertarelli lo esplorò, e ne raggiunse il fondo, a “soli” 240 metri.
A memoria di quella esplorazione incise l’acquaforte (a lato), e la distribuì agli amici speleologi: i diavoli su di esso presenti, forse saltati fuori proprio dal Bus de la lum, si prendono gioco dello studioso che, chinato sui suoi libri, chiuso nel suo studio al riparo dalle cose del mondo, distante dall’esplorazione speleologica, dimentica di confrontarsi con la realtà tangibile.
Il Gruppo speleologico ha così fatto proprio lo “spirito” dei diavoletti senza più lasciarlo.

La progressione lungo le verticali, fino alla fine degli anni sessanta, veniva affrontata con scale, le prime di origine marinara e successivamente auto-costruite con cavetti in acciaio e pioli di alluminio.
Con queste difficoltose tecniche, tuttavia, nel 1961 alcuni speleologi del GSCAIPG, invitati dai colleghi spoletini, iniziarono l’esplorazione della “Grotta del Chiocchio” nei pressi della Località di Castagnacupa (Spoleto).
In tre anni di esplorazioni in questa cavità con andamento principalmente verticale furono scoperte innumerevoli gallerie intervallate a laghetti, a gelide cascate e ad una successione di lunghi pozzi ai quali furono dati sia nomi di soci del gruppo che di fantasia. Nel 1964, poi, a seguito di un campo interno di tre giorni (per l’epoca assolutamente innovativo e d’avanguardia), la squadra di punta composta da tre speleologi perugini e tre spoletini, raggiunse il fondo della grotta, a -514 metri dall’ingresso, rendendola una delle più profonde grotte italiane dell’epoca.

Sull’onda del successo della precedente esplorazione e nel pieno del rinnovamento tecnico della progressione in grotta (dalla fine degli anni sessanta si passò dalle scalette all’utilizzo delle più pratiche corde ed attrezzature di progressione), gli “esploratori” del G.S.CAI PG che per anni avevano cercato di dimostrare il rapporto fra la grotta di M. Cucco e la sorgente di Scirca (la cui acqua viene alla luce alla base della montagna), nel 1967 individuarono un passaggio che gli permise di passare dall’andamento orizzontale della cavità a quello verticale caratterizzato da enormi pozzi. Questa scoperta li portò, in breve, a quota – 600 metri dall’ingresso e, nei tre anni successivi, grazie a numerose spedizioni esplorative, raggiunsero il fondo “asciutto” della grotta a -950 metri.
Successivamente una diramazione laterale ed alcuni pozzi gli permisero di arrivare all’agognato fiume che, come dimostrato tramite colorazioni, scorrendo fragoroso in una stretta galleria, va ad alimentare la Sorgente Scirca.

Sempre nella Grotta di Monte CuccoLogo_GSCAIPGdal 2011, grazie all’unione di gruppi speleologici di varia provenienza, sono riprese le esplorazioni in una nuova zona, del “Cucco Libero”, in cui è stato individuato un nuovo fondo, “Fondo dei Briganti” a -935 m, è stato percorso il meandro dell’”Area 150”, trovato in occasione dell’150° anniversario dell’Unità d’Italia, ed iniziate le risalite del “Terzo Ramo”.

Nel 2012 venne risalita, dagli speleologi del GS CAI PG, “l’area 150” trovando una comunicazione con il “Terzo Ramo” e, tramite successive risalite, si raggiunse la maestosa “Sala Agnese”, oggi sede dei campi interni avanzati. Gli anni 2013 e 2014, con cadenza quasi settimanale e permanenze quasi sempre superiori ad un giorno, sono stati caratterizzati dalla prosecuzione delle esplorazioni compiute in questa zona, accessibile solo coprendo circa 900 metri di dislivello, e caratterizzate da un’enorme eterogeneità di ambienti, tra discese di profondi pozzi, lunghe risalite, strettoie ed innumerevoli meandri.

La vita del G.S. CAI PG non è però fatta di sole esplorazioni. Infatti, nel 1969, dieci anni dopo il Primo Corso Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano svoltosi a Trieste, vennero nominati i primi 20 Istruttori Nazionali di Speleologia; due dei quali appartenevano al GS CAI PG. Da allora il gruppo perugino è stato, grazie ai suoi soci, promotore dell’attività didattica e formativa della Scuola Nazionale di Speleologia; gli INS e gli IS fino ad oggi sono stati ben 12 ed i corsi organizzati sotto l’egida della SNS CAI, a partire dal primo corso di introduzione svoltosi nel 1960, sono stati oltre 100, di vario livello ed interesse.