Quando fa freddo e tira vento….. sei nel Ventazzo.

Ventazzo, Vallone di Borello, in Val Corsaglia (CN).
Da quando mi sono trasferito qui al nord ho assunto l’aspetto della bagascia speleologica Umbra e questa volta ho bagasciato con i forti ragazzi dello Speleo Club Tanaro, detti “i Tanari”. Mi si avverte che il Ventazzo è una punta impegnativa, grotta fredda come poche ( 3-4 gradi ) e ancora peggio, soffiante come poche altre, caratteristica valsagli il suo nome. Qualche giorno prima Raffaella mi manda il rilievo e a guardalo bene ci vedo il disegno perfetto di una Mantide. lo dico subito a Raffa, sono i presagi che non sarà una passeggiata. Non è una passeggiata nemmeno l’avvicinamento; partiamo con 2 fuoristrada da Ormea e dopo 2-3 ore siamo in quota, poi carichi di roba 1 ora a piedi fino 2.000 circa e poi si riscende un po’, neve quasi assente una rarità per il periodo.
L’ingresso rende l’idea di cosa ci aspetta, un tubo di aria gelida che ti fa venir voglia di tornare a casa a piedi da lì ( che non è facile ), ma poi non ci pensi e cominci la discesa, una volta dentro la grotta sembra calmarsi ma dopo poco ho già le mani gelate… niente paura ho portato anche i guanti caldi.  Arrivati a -400 circa dopo aver passato la buca delle lettere, pozzi vari, strettoie, frane e un maledettissimo meandro infinito siamo al campo dove incontriamo gli altri . Siamo Max, Davidino, Raffaella, Bob, Fulvio e Gianluca detto Tron. Facciamo due gruppi, una va al fondo per disarmare e disostruire una possibilità di prosecuzione mentre io Max e Raffa risaliamo un arrivo d’acqua decisamente rigoglioso. Dopo poco dobbiamo risalire una cascatina e ci accorgiamo che Davidino ha portato giù la sacca d’armo :/ Max se la cava e risale con una fettuccia come sicura su roccia a dir poco marciona..e si installa un armo volante su sassi volanti anche loro. Poi passo io e poi Raffa con il kit per la rilevazione, non sono molto convinto dello spuntone di roccia che ci fa da sicura ma non ci sono alternative. Da lì comincia un bellissimo canyon dritto e levigato che ci porta fino ad un altra cascata, decisamente più imponente ed impossibile da risalire senza il trapano di Davidino.
Torniamo indietro e sopra di noi vediamo una condotta arrivare dall’alto, è bella grande e promette bene, unica cosa è tutta mezza franata e c’è una pietra 10x10cm che regge il tutto, ci mettiamo l’animo in pace anche questa volta e diciamo che poi passeremo da qualche altra parte al ritorno ( e non sarà così ) . Nel frattempo rileviamo , queste sono tutte zone nuove. Quando fa freddo e tira vento in un luogo remoto e difficile da accedere può accadere di imbattersi nell’ imponderabile, e si perché finita questa galleria obliqua in salita ci si apre un mondo di altre dimensioni.
Un livello superiore con un meandro fossile di dimensioni e bellezza notevoli a destra e a sinistra una galleria di crollo 8×8 che in cima ha solo buio e spazio, molto spazio. Max comincia a canticchiare e gridare , una specie di danza della felicità mentre salta di sasso in sasso ( e siamo sopra una frana ). Io e Raffa partiamo per il meandro fossile e lo rileviamo fino ad accorgerci che arriva proprio sopra il campo base, ma in una sala ancora da esplorare, più facile raggiungerla risalendo dal sotto però.
Questo meandro è molto bello e oltretutto ci accorgiamo che c’è una condotta ed un terzo livello !! altro lavoro per i posteri. Max nel frattempo arma in maniera assolutamente rocambolica la via per risalire la galleria gigante… si tratta di passare in un buchetto strisciando di lato alla galleria precipitante e poi scendere di mezzo barcaiolo una corda che si regge sul solito benedetto sasso incastrato ( lo dico adesso benedetto, li per lì avrei giurato sull’aggettivo maledetto ). Sopra la galleria c’è un ambiente molto molto grande, il cui ingresso è ostacolato da una parete di 15 metri che senza attrezzatura non possiamo risalire, il disto misura da sotto 50 mt. Rimaniamo con la felicità di questa scoperta ed aspettiamo di dirlo agli altri quando torneranno dal fondo. Pensiamo anche a qualche nome… salta anche in mente di chiamare qualcosa UP   ( iniziali di Umbro-Piemontese ), Mantide e tutti nomi con riferimento al fatto che siamo arrivati qua senza avere la sacca d’armo… alla brutto dio si dice qua.
Quando arrivano gli altri si festeggia e si mostrano i nuovi ambienti, ma la grotta comincia ad arrabbiarsi, la Mantide si sveglia, lo spuntone sulla cascatina di prima al passaggio degli altri si stacca e Bob si fa un bagnetto nella pozza sotto la cascata. La grotta comincia a scaricarci pietre come fosse pioggia, da questa esperienza derivano alcuni nomi tipo “Lapidario”.  Ma è ora di tornare indietro e muniti di trapano armiamo l’esplorato. Ovviamente continua la lapidazione e veniamo un po’ tutti colpiti da qualcosa di già inorganico alias pietre, chi sulla nuca, chi sulla mano ( io ) , piede, chi se li vede sfilare ( i sassi ) in fila indiana davanti mentre dorme in un posto sicuro… già. E’ evidente che in una zona instabile mai esplorata il nostro gironzolare nei piani superiori abbia dissestato abbastanza, ci sarà bisogno di disgaggiare un po’ meglio la prossima volta. Usciamo all’aperto dopo 18 ore, sfiancati ma contenti, è l’alba ed il ventazzo ci sputa fuori con il suo soffio gelido, ci dice che ne ha avuto abbastanza di noi, e anche noi! Ci sdraiamo sull’erba e dormiamo un po’. Arrivati gli ultimi ripartiamo e ci aspettano le solite 3 ore per tornare al primo ciuffo di case con un bar. Colazione con il cono gelato più buono di sempre.
Fabrizio