Nuovi ed appassionati Speleo crescono

06/12/2015, Grotta del Monte Cucco.

E mi ritrovo qui, a scrivere il mio primo resoconto a testimonianza di un’uscita speleo fatta in compagnia di altri cinque cari compagni di squadra, solo una piccola parte del molto più folto gruppo di nuovi amici regalatomi a compimento del mio corso di introduzione a questa fantastica disciplina che è la speleologia!
Ebbene domenica scorsa si è andati al Monte Cucco per un cambio di corda di alcuni tratti ormai usurati. Direi ottimo motivo per andarsi ad imbucare nuovamente nei meandri di Mamma Terra.
Ghiotta occasione poi, per me noviziello, per conoscere sempre più una grotta di cui tutti i provetti troglofili del gruppo (eh, si vede che ho iniziato a leggere il manuale?!) parlano e lodano in mille aneddoti e racconti, sperando che presto la Sig.ra Cucco si conceda anche a me in tutta la sua buia e profonda bellezza – evitiamo commenti frivoli a quest’ultima frase! 😀
Dunque! Appuntamento alle 8 spaccate di domenica mattina scorsa davanti alla sede, mi raccomando puntuali. Detto, non fatto. Oltre che sull’orario stavolta ce la caviamo bene anche a toppare sul luogo di incontro. La si finisce a far colazione alla Bella Napoli di Ponte San Giovanni! 12356688_10206752434922548_2925858321038605655_o
A stomaci pieni, riempiamo anche la macchina e così il sottoscritto, Margherita, Flavio e Fabrizio (Senior) ci mettiamo in strada per raggiungere Massimo ed Erica che ci attendono a Sigillo, giustamente colazionando anche loro al calduccio nel solito bar punto di incontro.
Arrivati “in vetta”, dopo una camminata di riscaldamento (muscolare si intende, perché intorno c’è solo neve e un simpatico venticello polare), intorno alle 11 siamo pronti, imbragati e bardati davanti all’ingresso della grotta. Accendiamo i frontalini, aggiuntivo sacco corde nuove in spalla e giù lungo la rampa di scale d’accesso. Tutti nel piccolo gruppo conosciamo la grotta, chi più, chi (molto) meno, eccezion fatta per Erica. Oggi battesimo per lei!
Scendiamo in tranquillità, anche noi quattro novizi a nostro agio ormai con “gli strumenti del mestiere”. Dopo circa un’ora arriviamo in cima al Perugia, dove Massimo e Marghe ci fanno vedere come effettuare la sostituzione di una corda usurata su armo a due attacchi (si dice così? mah..). Riponendo piena fiducia sul nostro ex-direttore e sulla buona Marghe, io, Erica, Flavio e Fabrizio ci caliamo dunque lungo il tiro unico della corda nuova appena messa e scendiamo in fondo al Perugia. Massimo e Marghe si apprestano invece alla sostituzione della corda della seconda discesa, costituita, questa, da un traverso iniziale e due frazionamenti successivi (se ben ricordo). Noi quattro attendiamo in fondo al pozzo per un po’ e per ingannare l’attesa a un certo punto Flavio propone di dare un’occhiata a una piccola camera sulla sinistra, alla quale si accede con una brevissima salita martoria-ginocchia per la parete d’accesso molto concrezionata e irregolare. Ci spiega che l’ha visitata la settimana prima quando è passato di qui in compagnia del buon Urbanelli durante un’uscita di rilievo. Effettivamente il piccolo ambiente meritava una visita, così accogliente e riccamente abbellito da una moltitudine di concrezioni, stalattiti e stalagmiti.
Inoltre, poco più sotto l’entrata di questa piccola camera c’è una serie di laghetti dall’acqua cristallina facilmente percorribili lungo i bordi, insieme alla grotticina quasi a costituire un miniparco giochi per divertire spleo-bimbi in attesa dei “grandi” affaccendati in questioni più serie!
Dopo circa un’oretta Massimo e Margherita ci raggiungono sul fondo del Perugia e il sempre equipaggiatissimo Minna ci riscalda la gola con una buon té e le mani con il contenitore di acetilene che dà luce al suo frontalino old-style, mostrandoci anche come ricaricarlo una volta che l’acqua si mangia a suon di gocce le pietre di carburo di calcio al suo interno, con conseguente reazione chimica che, da una parte, produce il gas utilizzato per la luce e dall’altro dissipa un piacevole calore a mo’ di scaldino portatile!
Si rimane un altro po’ attorno al fornelletto da campo di Massimo, sparando senza esitazione le ultime quattro consuete boiate. Purtroppo l’ora s’è fatta tarda e non ha senso continuare la discesa fino al Baratro. Comunque sia l’obiettivo della giornata è stato raggiunto: sostituzione delle corde usurate e messa in sicurezza del tratto di grotta segnalato!
Una volta rinvigoriti dalla sosta, attacchiamo la salita a suon di croll e maniglie, percorrendo a ritroso la strada verso l’uscita. Con Erica e Margherita in testa, e Massimo con Fabrizio nelle retrovie, io e Flavio ci concediamo anche il lusso di visitare velocemente l’inizio di un tratto molto bello percorso da lui e Ale Urbanelli la settimana prima. Quasi come se avesse ormai da anni vagato per quei meandri, Flavio mi mostra le particolarità di quel tratto di grotta, spiegandomi dove si sbucherebbe se si continuasse di qua, e dove si andrebbe se si proseguisse di là, dimostrandomi doti mnemoniche e d’orientamento che io neanche col GPS. Il détour ci prende solo una quindicina di minuti e ci riportiamo subito dietro le due donne lungo la strada di rientro.
Ma prima di concludere non avrò pietà nel riferirvi un esilarante aneddoto (tremi l’interessato!).
Ebbene sì, si stava giusto all’altezza dei fatidici laghetti, con Erica agilmente in testa avendo superato le pozze come una lucertola (o se volete, un geotritone) e Margherita affaticata nel passaggio dell’ultimo tratto. Io inizio il percorso allongiandomi a qualsiasi cosa di allongiabile e portandomi avanti con braccia e gambe puntellati ai quattro angoli stile gatto appeso alla tenda sopra la vasca da bagno. Fatto sta che alle mie spalle arriva l’impavido Flavio che, canzonandomi sulla mia progressione francamente anche troppo cauta, si appresta a sorpassare la prima pozza con una mossa sulla quale anche l’Uomo Ragno avrebbe avuto i suoi dubbi. Neanche a dirlo e gli cede il grip di un piede sulla roccia, sfracassandosi dentro l’acqua, ma a detta sua bagnandosi solamente mezzo polpaccio (ma ho i miei dubbi!). Sentenzia in nonchalance: “Beh dai, pensavo fosse più fredda!” Per lui pozze piene la volta prossima! 😀
Comunque sia, superati i laghetti della morte guadagniamo in scioltezza la passerella turistica e siamo fuori in tempo per goderci le ultime luci di un sole che ci saluta ormai da dietro le montagne.
Di buon passo raggiungiamo le macchine, ci mettiamo indosso abiti asciutti (attendiamo che Fabrizio si faccia la barba, si stiri la camicia e riassetti l’armadio!) e ce ne scendiamo a valle a berci una buona birra tutti insieme!

Aligi

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